|
Quartetto per la Fine del Tempo Concerto per la memoria Mercoledì 01 Febbraio 2012, ore 21.15 Teatro Studio V. Moriconi ingresso 10,00 euro - MACROCOSMI ENSEMBLE Simone Grizi violino Michele Scipioni clarinetto Alessandro Culiani violoncello Matteo Angeloni pianoforte - Isabella Carloni voce recitante Fabrizio Carotti videoistallazione Mario Spinaci live video - programma I Elegia Duinese I - Liturgie de cristal [Liturgia di cristallo] II - Vocalise, pour l’Ange qui annonce la fin du Temps [Vocalizzo per l'Angelo che annuncia la fine del Tempo] IV Elegia Duinese III - Abîme des Oiseaux [Abisso degli uccelli] IV - Intermède [Intermezzo] V - Louange à l’Éternité de Jésus [Lode all'Eternità di Gesù] II Elegia Duinese VI - Danse de la fureur, pour les sept trompettes [Danza furiosa per le sette trombe] VII - Fouillis d’arcs-en-ciel, pour l’Ange qui annonce la fin du Temps [Vortice d'arcobaleni per l'Angelo che annuncia la fine del Tempo] VIII - Louange à l’Immortalité de Jésus [Lode all'Immortalità di Gesù] - “Vidi un angelo possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva il viso come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Posò il suo piede destro sul mare, il suo piede sinistro sulla terra, e, tenendosi in piedi sul mare e sulla terra, levò la mano verso il Cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, dicendo: Non ci sarà più Tempo; ma il giorno della tromba del settimo angelo, il mistero di Dio si compirà.” Apocalisse di San Giovanni, Capitolo X - Sognando la Gerusalemme Celeste «Conosco le melodie di tutti gli uccelli», cantava il poeta greco Alcmane in un’epoca persa nel tempo, quando la Natura tutta era divina e il canto degli uccelli era la voce inconoscibile di Dio. Un unico verso isolato, frammento di una sapienza oracolare di cui abbiamo perso le tracce. Messiaen, moderno Alcmane, si impose di recuperarla nelle sue opere percorrendo di nuovo, dopo millenni, la stessa strada dell’antico poeta: ascoltare, studiare con pazienza, umiltà e amore i canti degli uccelli per poterli ricreare in musica; come già Beethoven nella Pastorale ma con il rigore, il metodo, la consapevolezza scientifica di un musicista-ornitologo. E attraverso il suono degli uccelli, lucente e affilato come il diamante, squarciare il Tempo per accedere all’Eternità, all’Assoluto. Il Quatuor pour la fin du Temps (Quartetto per la fine del Tempo), composto da Messiaen nel 1940-41 nel campo di concentramento di Görlitz ed eseguito la prima volta da un improvvisato quartetto di musicisti deportati di cui lo stesso compositore faceva parte, è espressione poetica di questa volontà. È un moderno viaggio spirituale verso la salvezza, profondamente religioso ma al di fuori di qualsiasi tracciato confessionale, che inizia con il canto aurorale di un uccello e termina con la lode del Verbo fatto Carne. Esso si compie per mezzo di una singolare liturgia di distruzione-riedificazione del Tempo e della sua forma, il Ritmo, nella quale Messiaen abbatte le barriere della scansione misurata tradizionale con le sue sequenze regolari di battute, metri, accenti e ritrova l’unità indivisibile del respiro musicale interiore: emozionale, imprevedibile e asimmetrico, atavico nell’uomo e ancora vivo nel “ritmo libero oratorio” del canto gregoriano. E insieme con esso una nuova-arcaica armonia di suoni, sospesa in un luogo senza tempo fra Oriente e Occidente. Musica profondamente mistica, dunque, il cui fascino iniziatico è qui accresciuto da un’esecuzione che potremmo definire “multimediale”, dove il suono di Messiaen, ispirato alla parola sacra dell’Apocalisse di Giovanni, si integra con la poesia di Rilke, e con le immagini del pittore jesino contemporaneo Fabrizio Carotti, istantanee di una quotidiana eternità colma di lirismo. Nel tentativo di superare i limiti della Storia, appunto, sognando con Messiaen la Gerusalemme Celeste: un suono d’oro pieno, inciso nello spazio siderale dalla voce di un clarinetto-uccello in volo sopra l’abisso del Tempo. Cristiano Veroli - 1. Liturgie de cristal (Liturgia di cristallo): Tra le tre e le quattro del mattino, il risveglio degli uccelli: un merlo o un usignolo solitario improvvisa un canto, circondato da uno scintillio di suoni, da un alone di trilli che si perdono alti tra gli alberi. Si trasponga tutto ciò su un piano religioso ed ecco che si ottiene l’armonioso silenzio del Paradiso. 2. Vocalise, pour l’Ange qui annonce la fin du Temps (Vocalizzo per l'Angelo che annuncia la fine del Tempo): La prima e la terza sezione (molto brevi) evocano la forza del possente angelo, incoronato da un arcobaleno e vestito di nubi, che posa un piede sul mare ed un piede sulla terra. Nella sezione centrale ci sono le impalpabili armonie celesti. Al piano dolci cascate di accordi blu-arancio, che abbelliscono con la loro sonorità distante la melopea quasi da canto piano del violino e del violoncello. 3. Abîme des Oiseaux (Abisso degli uccelli): Clarinetto solo. L'Abisso è il tempo, con le sue tristezze, i suoi scoramenti. L'uccello è il contrario del Tempo; è il nostro desiderio di luce, di altezze, di arcobaleni, di canti gioiosi! 4. Intermède (Intermezzo): Scherzo, di carattere più superficiale degli altri movimenti, ciononostante ricollegato a questi da certe reminiscenze melodiche. 5. Louange à l’Éternité de Jésus (Lode all'Eternità di Gesù): Qui Gesù è inteso soprattutto come il Verbo. Una grande frase, infinitamente lenta, di violoncello, magnifica con amore e riverenza l'eternità di questo Verbo dolce e potente, "che gli anni non possono consumare". Maestosamente la melodia s'appiana, in una sorta di lontananza tenera e somma. "In principio era il Verbo, e il Verbo era in Dio, e il Verbo era Dio". 6. Danse de la fureur, pour les sept trompettes (Danza furiosa per le sette trombe): Ritmicamente, il brano più caratteristico della serie. I quattro strumenti, all'unisono, rievocano le sonorità di gong e trombe (le prime sei trombe dell'Apocalisse latrici di diverse catastrofi, la tromba del settimo angelo annuncia la consumazione del mistero di Dio). Impiego del valore aggiunto, di ritmi aumentati o diminuiti, di ritmi non retrogradabili. Musica di pietra, formidabile granito sonoro; irresistibile movimento d'acciaio, d'enormi massi di furia porpora, d'ebbrezza glaciale. Ascoltate soprattutto il terribile fortissimo del tema per aumentazione e il cambiamento di registro delle sue varie note, verso la fine del pezzo. 7. Fouillis d’arcs-en-ciel, pour l’Ange qui annonce la fin du Temps (Vortice d'arcobaleni per l'Angelo che annuncia la fine del Tempo): Si rinvengono qui certi passaggi del secondo movimento. Appare l'Angelo pieno di forza, e soprattutto l'arcobaleno che lo incorona (l'arcobaleno, simbolo di pace, di saggezza, di tutte le vibrazioni luminose e sonore). - Durante i miei sogni, sento e vedo accordi e melodie conosciute, colori e forme note; poi, dopo questa fase transitoria, passo all'irreale ed esperisco con estasi un vortice, una compenetrazione circolare di suoni e colori sovrumani. Queste lame di fuoco, queste colate di magma blu-arancio, queste stelle improvvise: ecco lo scompiglio, ecco l'arcobaleno! 8. Louange à l’Immortalité de Jésus (Lode all'Immortalità di Gesù): Lungo solo di violino, funge da contraltare al solo di violoncello del quinto movimento. Perché questa seconda Lode? Perché s'adatta più precisamente al secondo aspetto di Gesù, al Gesù uomo, al Verbo fatto carne, che resuscita immortale per comunicarci la sua via. Ed è tutto amore. Il suo lento salire verso il picco, rappresenta l'ascesa dell'uomo verso Dio, del Figlio verso il Padre, della creatura divinizzata verso il Paradiso. Olivier Messiaen, dalla Prefazione al Quatour - Il grande poeta tedesco Rainer Maria Rilke (1875-1926) scrive le “Elegie duinesi” - il momento più alto e intenso della sua creazione poetica - nel primo Novecento, nel pieno di quella crisi e frattura della tradizione moderna che scoppierà con la prima guerra mondiale e che raggiungerà con la Shoà il suo punto di non ritorno. In quel contesto di certezze che vacillano il poeta grida la limitatezza dell’uomo dinanzi al mistero metafisico. Non un rifiuto della Storia ma una ricerca disperata di senso al vivere umano, cui la figura dell’angelo non dà risposta definitiva, ma il solo “presentimento” di un oltre. - Note alle immagini L’esistenza fisica è una distruzione continua dei quattro elementi. Nell’imminenza del nulla corporeo, l’uomo si smarrisce nel caos dei linguaggi. Confusione caotica a illuminare l’essenza dell’unico Verbo fuori dal tempo. Sotto il profilo interiore, l’uomo si perde alla vista e il sacrificio della carne appare un passaggio necessario. L’angelo brucia l’aspetto più umano dell’esistenza e lascia il nero come contenitore protettivo di tutte le paure. La coscienza è chiamata a un’esistenza trascendente di colore cristallino. Questo percorso attraversa la solitudine e sfiora l’irrazionale come componenti essenziali. E il peso delle immagini varia verso una leggerezza che è superamento nell’abbandono dei quattro elementi.
|
|